Ritratto divisorio tra mente razionale e percezione spirituale nel contatto medianico
Pubblicato il Maggio 11, 2024

Contrariamente alla credenza popolare, la discussione sulla medianità non è più solo una battaglia tra fede e scetticismo, ma un campo di ricerca scientifica emergente.

  • Studi moderni utilizzano protocolli rigorosi (come il triplo cieco) per isolare e verificare le informazioni ottenute dai medium, mostrando risultati statisticamente significativi.
  • La “medianità evidenziale” si concentra su dati verificabili (nomi, dettagli, eventi) piuttosto che su messaggi generici, distinguendosi da fenomeni psicologici come il subconscio.

Raccomandazione: Abbandonare la visione hollywoodiana del fenomeno e approcciarlo con discernimento critico, valutando la professionalità e l’etica del praticante come criteri fondamentali.

Il contatto con una dimensione “altra” è uno dei temi più polarizzanti dell’esperienza umana. Da un lato, lo scetticismo lo relega a suggestione, frode o, nei casi più estremi, a sintomo di patologie psichiatriche. Dall’altro, una diffusa spiritualità lo accoglie come un dono, una consolazione, la prova che i legami non si spezzano con la morte. Per decenni, il dibattito è rimasto bloccato in questa sterile opposizione. Le conversazioni comuni si arenano su aneddoti personali o su liquidazioni sommarie, ignorando un territorio intermedio che sta prendendo forma.

E se la vera chiave di lettura non fosse più “credere o non credere”, ma “misurare e discernere”? Oggi, un approccio di frontiera, a cavallo tra parapsicologia e neuroscienze, sta tentando di mappare questo territorio inesplorato. Ricercatori e gruppi di studio, come il GRIM in Italia, applicano protocolli scientifici per distinguere un segnale autentico dal rumore del subconscio. L’obiettivo non è “provare” l’esistenza dell’aldilà, ma comprendere la natura del fenomeno medianico: è una facoltà della mente, un’interazione con una coscienza esterna o un complesso intreccio di entrambe?

Questo articolo esplora proprio questa nuova frontiera. Analizzeremo i segnali più comuni non come semplici coincidenze, ma come possibili punti di partenza per un’indagine più profonda. Distingueremo le pratiche controllate e sicure dalle rappresentazioni sensazionalistiche del cinema, forniremo strumenti pratici per gestire un’eventuale ipersensibilità e, soprattutto, definiremo i criteri etici e tecnici che separano un professionista affidabile da un improvvisato. È il momento di superare il dualismo e capire cosa accade davvero quando si “apre un canale”.

In questo percorso, analizzeremo le diverse sfaccettature del contatto medianico, dagli aspetti più personali e quotidiani fino ai protocolli di ricerca e ai codici etici che ne definiscono la pratica professionale. Il sommario seguente offre una guida attraverso le tappe fondamentali di questa esplorazione.

Profumi, monete o farfalle: quali sono i segnali più comuni che i cari usano per dire “ci sono”?

L’esperienza più diffusa di un presunto contatto post-mortem non avviene attraverso sedute spiritiche, ma nella trama della vita quotidiana. Un profumo inspiegabile che aleggia in una stanza, il ritrovamento ricorrente di monete o piume, la comparsa di una farfalla in un momento significativo: questi sono i “segnali” universalmente riportati. La mente razionale li classifica rapidamente come coincidenze o proiezioni del desiderio. Tuttavia, la ricerca parapsicologica invita a un’osservazione più attenta, introducendo una distinzione cruciale tra semplice sincronicità e schemi più complessi e intelligenti.

Composizione simbolica di elementi naturali come segnali dall'aldilà

Mentre la sincronicità junghiana descrive una coincidenza significativa tra un evento psichico e uno fisico, alcuni ricercatori preferiscono un termine più specifico quando questi eventi si concatenano in modo apparentemente orchestrato. Come evidenziato dal Dott. Patrizio Tressoldi, membro del GRIM, è fondamentale analizzare la struttura di questi fenomeni. Un singolo evento può essere un caso, ma una serie di eventi interconnessi, che formano una narrazione o rispondono a una domanda interiore, richiede un’analisi diversa. È il passaggio dalla coincidenza a quello che alcuni definiscono “sincro-destino”.

L’invito della ricerca di frontiera non è quello di credere ciecamente a ogni segnale, ma di diventare osservatori metodici della propria realtà. Invece di liquidare l’esperienza, si può iniziare a documentarla: quando si verifica il segnale? In risposta a quale stato d’animo o pensiero? Presenta uno schema ripetuto? Questo approccio trasforma un’esperienza passiva e potenzialmente confusionaria in un’indagine attiva, il primo passo per discernere un possibile significato da un evento puramente casuale. Come sottolinea la ricerca moderna, il primo passo è distinguere i segni fisici da schemi più complessi:

Andare oltre i segni fisici e discutere la differenza tra semplice ‘sincronicità’ e ‘sincro-destino’: schemi complessi e ripetuti di eventi che sembrano orchestrati in modo intelligente.

– Dr. Patrizio Tressoldi, GRIM – Gruppo di Ricerca Italiano sulla Medianità

Questo approccio basato sull’osservazione permette di uscire dalla passività e di iniziare a interagire consapevolmente con questi fenomeni, ponendo le basi per tecniche di comunicazione più strutturate come la scrittura automatica.

Flusso o controllo: come lasciare che la penna si muova senza guidarla consciamente?

La scrittura automatica, o psicografia, è una delle forme più note di medianità intellettiva. L’immagine è classica: una mano che si muove sulla carta, apparentemente guidata da una volontà esterna. La domanda fondamentale, però, rimane: chi sta scrivendo? È il proprio subconscio, che libera contenuti repressi, o è una coscienza esterna che sta comunicando? La ricerca scientifica ha cercato di rispondere a questa domanda attraverso protocolli sperimentali che mirano a escludere l’ipotesi della semplice conoscenza pregressa (criptomnesia).

Il punto chiave non è tanto “lasciar andare” la mano in uno stato di trance incontrollata, quanto creare un ambiente protetto e un’intenzione chiara. Le pratiche moderne, lontane dalle evocazioni ottocentesche, si concentrano sulla sicurezza e sul discernimento. Si tratta di stabilire un “setting” mentale e fisico che favorisca un’esperienza costruttiva. Questo include tecniche di radicamento (grounding) per rimanere presenti nel proprio corpo e la formulazione di un’intenzione esplicita, come quella di comunicare solo con entità “di luce” o allineate con il proprio bene supremo.

Studi come quelli condotti da Fernando Sinesio presso l’Università di Genova hanno esplorato queste dinamiche in contesti controllati. In questi esperimenti, i medium hanno fornito informazioni su persone defunte che erano del tutto sconosciute ai partecipanti (i cosiddetti “sitter”). Come evidenziato in un’ analisi delle esplorazioni medianiche, la comparsa di informazioni “nuove” e verificabili suggerisce che il fenomeno non possa essere ridotto unicamente all’attività del subconscio del medium o del consultante, ma implichi una fonte informativa esterna.

Piano d’azione per una scrittura automatica sicura

  1. Radicamento e Intenzione: Prima di iniziare, esegui esercizi di respirazione profonda e visualizza radici che ti collegano alla terra. Dichiara ad alta voce la tua intenzione, ad esempio: “Mi apro a comunicare solo con guide di luce per il mio massimo bene”.
  2. Preparazione dell’Ambiente: Allestisci uno spazio tranquillo e pulito. Puoi accendere una candela bianca o tenere vicino cristalli protettivi come la tormalina nera o l’ametista, usandoli come focus simbolici per la tua intenzione.
  3. Avvio Graduale: Prepara carta e penna. Inizia ponendo domande semplici e chiuse (sì/no) e lascia che la mano si muova liberamente, senza giudicare o analizzare. Concentrati sulla sensazione del flusso, non sul significato.
  4. Verifica e Discernimento: Man mano che il flusso diventa più stabile, poni domande aperte. Osserva la coerenza e la qualità dei messaggi. Portano pace e chiarezza o confusione e paura? Sii pronto a interrompere se il tono diventa negativo.
  5. Rituale di Chiusura: Al termine, è fondamentale chiudere la connessione. Ringrazia le guide per la comunicazione, dichiara la sessione conclusa e visualizza il tuo campo energetico che si “sigilla”, tornando completamente nel qui e ora.

Questo approccio metodico non solo aumenta la sicurezza, ma aiuta anche a distinguere tra il rumore di fondo del proprio pensiero e una potenziale comunicazione esterna, un dilemma che si ripropone con ancora più forza quando il contatto è puramente uditivo.

Spirito guida o subconscio: chi sta parlando davvero quando senti una voce interiore?

La chiarudienza, ovvero la percezione di voci o suoni non udibili con le orecchie fisiche, è un’altra forma comune di sensibilità psichica. Qui, il confine tra intuizione, dialogo interiore, fantasia e contatto medianico diventa ancora più sottile. Come si può distinguere la “voce” di una guida spirituale da quella del proprio critico interiore o da un semplice pensiero vagante? La fenomenologia di questa esperienza offre già alcuni indizi. Uno studio scientifico ha rilevato che la percezione delle voci spirituali varia: per il 65,1% dei medium avviene “dentro la testa”, mentre per il 31,7% si manifesta sia internamente che esternamente.

Questa localizzazione interna rende la distinzione particolarmente complessa. Tuttavia, i medium esperti riportano differenze qualitative. La voce del subconscio o dell’ego è spesso carica di emozioni personali, giudizi, paure e desideri legati alla propria storia. Tende a essere ripetitiva e a concentrarsi su preoccupazioni passate o future. Al contrario, la comunicazione attribuita a una guida è descritta come più neutra, calma, concisa e spesso offre una prospettiva più elevata o una soluzione inaspettata a un problema, senza l’attaccamento emotivo che caratterizza il nostro dialogo interiore.

Il criterio più forte per la differenziazione, tuttavia, è lo stesso utilizzato nella ricerca sulla scrittura automatica: la comparsa di informazioni “nuove” e verificabili. Se la voce interiore si limita a commentare ciò che già sappiamo o proviamo, è probabile che si tratti di un processo puramente psicologico. Se, invece, fornisce dettagli specifici e sconosciuti su una persona, un luogo o un evento, che possono essere successivamente confermati, l’ipotesi di una fonte esterna diventa più plausibile. È questo il fulcro della “medianità evidenziale”: non si basa sulla sensazione soggettiva, ma sulla validazione oggettiva dei dati ricevuti.

Questa ricerca di prove concrete è ciò che allontana la medianità moderna dai cliché sensazionalistici, spesso alimentati da una rappresentazione cinematografica distorta e spaventosa del fenomeno, che poco ha a che vedere con una pratica controllata e finalizzata al conforto.

Comprendere questa distinzione è il primo passo per demistificare il fenomeno e superare le paure ingiustificate, spesso alimentate da decenni di rappresentazioni fuorvianti.

Il mito hollywoodiano vs realtà: perché la medianità controllata non è pericolosa come nei film?

Poltergeist, tavole ouija che evocano demoni, possessioni violente: l’immaginario collettivo sulla medianità è profondamente influenzato dal genere horror. Questa rappresentazione, sebbene efficace a livello narrativo, ha creato un’associazione quasi automatica tra contatto medianico e pericolo. La realtà della pratica moderna e disciplinata, tuttavia, è radicalmente diversa. La chiave di volta è il concetto di controllo e intenzione. Un medium allenato non è un canale passivo e in balia di qualsiasi entità, ma un operatore che impara a “modulare la frequenza”, stabilire protezioni e, soprattutto, a interrompere la connessione a piacimento.

Ambiente sereno e controllato per seduta medianica moderna

Storicamente, c’è stato un momento preciso in cui lo spiritismo ha scelto una via più sicura e intellettuale, allontanandosi dagli effetti fisici spettacolari. Questo cambiamento è ben documentato e rappresenta una rottura fondamentale con il passato.

Il passaggio alla disciplina: lo spiritismo italiano del dopoguerra

Un esempio emblematico di questa evoluzione si trova nello spiritismo italiano del secondo dopoguerra. Come documentato da studi storici, a partire dal 1946, sotto la guida del medico Gastone de Boni, il movimento subì una profonda trasformazione. Le sedute smisero di essere eventi spettacolari e si trasformarono in pratiche disciplinate, spesso condotte in ambito domestico e seguendo protocolli precisi. Si privilegiò la cosiddetta “medianità a effetti intellettivi” (ricezione di messaggi di conforto, insegnamenti etici) a discapito degli “effetti fisici” (levitazione, materializzazioni) che avevano caratterizzato la Belle Époque. Questo spostamento ha posto le basi per un approccio più sicuro, controllato e focalizzato sul benessere del consultante, lontano dal caos e dal pericolo rappresentati dal cinema.

La differenza fondamentale sta nell’approccio. La medianità rappresentata nei film si basa spesso su un’apertura casuale, involontaria e priva di preparazione, tipicamente da parte di adolescenti curiosi. La pratica professionale, al contrario, si fonda su anni di training, sullo sviluppo di tecniche di grounding (radicamento) e schermatura energetica, e su un chiaro quadro etico. Un medium professionista sa come “aprire” e, cosa ancora più importante, come “chiudere” il canale, tornando a uno stato di coscienza ordinario. È un’abilità, non una maledizione.

Questa capacità di gestire attivamente la propria sensibilità è la competenza più importante che un sensitivo deve sviluppare per condurre una vita equilibrata e funzionale.

Come spegnere la sensibilità medianica quando vuoi solo dormire o vivere una vita normale?

Per molte persone, la sensibilità psichica non è una scelta, ma una caratteristica innata che può emergere inaspettatamente. Le ricerche indicano che l’età media in cui i medium riferiscono di aver vissuto il primo contatto è intorno ai 21,7 anni, un periodo della vita spesso già turbolento. Se non gestita, questa “apertura” costante può diventare fonte di grande stress, ansia e isolamento, interferendo con il sonno, le relazioni e le attività quotidiane. L’ipersensibilità può tradursi in un sovraccarico di informazioni, emozioni e stimoli provenienti dall’ambiente e, potenzialmente, da altre dimensioni. Il desiderio di “spegnere tutto” è una reazione comune e comprensibile.

La soluzione non risiede nel reprimere la facoltà, ma nell’imparare a gestirla, proprio come si impara a gestire qualsiasi altro tratto della personalità o talento. Il concetto chiave è l’igiene psichica, un insieme di pratiche volte a proteggere il proprio campo energetico, a scaricare le tensioni accumulate e a scegliere consapevolmente quando essere “aperti” e quando essere “chiusi”. Si tratta di riprendere il controllo del proprio spazio interiore. Le tecniche di grounding sono fondamentali in questo processo, poiché aiutano a riportare la coscienza saldamente nel corpo fisico e nel momento presente.

Ecco alcune strategie pratiche per gestire l’ipersensibilità e “abbassare il volume” della percezione:

  • Attività fisica intensa: Praticare sport che richiedono totale concentrazione sul corpo, come le arti marziali, l’arrampicata o la danza, costringe la mente a focalizzarsi sul qui e ora, distogliendola dalle percezioni sottili.
  • Stimolazione sensoriale forte: Coinvolgere i sensi fisici in modo intenso aiuta a “coprire” le percezioni più sottili. Cucinare con spezie aromatiche, ascoltare musica ad alto volume, manipolare materiali come l’argilla o camminare a piedi nudi sull’erba sono tutti metodi efficaci.
  • Visualizzazione dello scudo energetico: Una tecnica mentale potente consiste nel visualizzare una bolla o uno scudo di luce protettiva intorno a sé. È importante “programmare” questo scudo affinché sia una membrana a permeabilità selettiva, che lascia entrare l’amore e le energie positive ma respinge tutto il resto.
  • Routine di “spegnimento”: Proprio come ci si prepara per dormire, è utile creare un rituale serale per “chiudere bottega”. Questo può includere un bagno caldo con sale grosso, la dichiarazione verbale “per questa notte, sono chiuso/a a ogni comunicazione” o una breve meditazione di radicamento.

Una volta che la gestione della propria sensibilità è sotto controllo, è possibile esplorare la natura delle informazioni ricevute durante una seduta in modo più strutturato e meno caotico.

Visione del futuro o lettura del pensiero: cosa accade realmente durante una seduta?

Una delle domande più frequenti riguardo alle sedute medianiche è sulla natura delle informazioni trasmesse. Il medium sta leggendo nel pensiero del consultante (telepatia), sta avendo accesso a una sorta di “database universale” (registri akashici), o sta effettivamente comunicando con una coscienza disincarnata? La “medianità evidenziale” si propone di rispondere a questa domanda attraverso un approccio che privilegia i fatti verificabili rispetto alle interpretazioni soggettive. L’obiettivo è raccogliere prove così specifiche da rendere improbabili le ipotesi di telepatia, cold reading (lettura a freddo) o pura coincidenza.

In una seduta di medianità evidenziale, il medium non fornisce messaggi generici come “tua nonna ti vuole bene e ti protegge”. Cerca invece di stabilire l’identità del comunicante attraverso una serie di dati concreti: descrizioni fisiche, tratti caratteriali, cause del decesso, nomi di parenti, ricordi condivisi specifici, oggetti personali significativi. La validità della comunicazione non si basa sull’emozione che suscita, ma sulla percentuale di “hit” (informazioni corrette) rispetto ai “miss” (informazioni errate).

Il Protocollo GRIM e la Validazione in Triplo Cieco

Il Gruppo di Ricerca Italiano sulla Medianità (GRIM) utilizza protocolli sperimentali rigorosi per testare l’accuratezza dei medium. In un tipico esperimento in triplo cieco, la procedura è la seguente: 1) Il consultante (“sitter”) non ha alcun contatto con il medium. 2) Il medium riceve solo il nome di battesimo del defunto da un assistente. 3) La trascrizione della seduta viene data al consultante insieme a una trascrizione di “controllo” (una lettura fatta per un’altra persona), senza specificare quale sia quella corretta. Il consultante deve quindi valutare e scegliere quale delle due letture si adatta meglio al proprio caro. I risultati mostrano costantemente che i consultanti scelgono la lettura corretta con una precisione significativamente superiore al caso. Infatti, uno studio con protocollo triplo cieco ha dimostrato che i risultati possono raggiungere il 65% di scelta corretta, un valore ben al di sopra del 50% atteso dal caso e statisticamente significativo.

Questi risultati suggeriscono che le informazioni non provengono semplicemente dalla mente del consultante, poiché il medium non ha modo di “leggerle”. Sebbene non costituiscano una “prova” definitiva dell’esistenza di una vita dopo la morte, dimostrano che la medianità è un fenomeno genuino che merita uno studio approfondito. Ciò che accade realmente è un complesso processo di ricezione, interpretazione e traduzione di informazioni, dove il medium agisce come un’antenna e un decodificatore, un processo che richiede grande abilità e discernimento.

Questo approccio basato sull’evidenza è cruciale anche quando si cerca di stabilire un contatto con la propria guida spirituale, per evitare di proiettare i propri desideri.

Quale meditazione usare per visualizzare e chiedere il nome alla tua guida spirituale dominante?

Stabilire un contatto consapevole con la propria guida spirituale è un obiettivo comune nel percorso di crescita personale. La meditazione è lo strumento principale per quietare la mente razionale e creare lo spazio interiore necessario per questa comunicazione. Non esiste una singola meditazione “giusta”, ma un approccio efficace prevede generalmente tre fasi: rilassamento, innalzamento della vibrazione e focalizzazione dell’intenzione.

Una tecnica classica consiste nel visualizzare un “luogo sicuro” interiore, uno spazio mentale (un giardino, una spiaggia, un tempio) dove ci si sente completamente a proprio agio e protetti. Dopo aver raggiunto uno stato di profondo rilassamento in questo luogo, si può formulare l’intenzione di incontrare la propria guida spirituale dominante e chiedere, con rispetto e apertura, di manifestarsi o di comunicare il proprio nome. La risposta può arrivare in varie forme: un nome che affiora nella mente, un’immagine simbolica, una sensazione di presenza o un’emozione di amore incondizionato. È importante non forzare l’esperienza e accogliere ciò che arriva senza giudizio. La pazienza è fondamentale; il contatto può richiedere più tentativi.

Tuttavia, è cruciale approcciare questa pratica con discernimento. Come si può essere sicuri che la presenza percepita sia una guida benevola e non una proiezione del proprio subconscio o un’entità meno evoluta? Qui entrano in gioco i protocolli di verifica, simili a quelli usati nella medianità. Una vera guida spirituale non darà mai ordini, non alimenterà l’ego, non creerà dipendenza e non infonderà paura. I suoi messaggi promuovono sempre l’autonomia, la responsabilità personale e la crescita. Come sottolinea la ricerca nel campo, il medium stesso è un filtro attivo.

Il medium è un tramite, un ponte tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Tuttavia, le informazioni che riceve sono filtrate attraverso la sua sensibilità e le sue capacità interpretative.

– GRIM, Gruppo di Ricerca Italiano sulla Medianità

Un semplice protocollo di verifica può includere domande dirette come: “Vieni nella luce e per il mio bene supremo?”. La reazione a questa domanda, sia a livello di “risposta” percepita che di sensazione corporea (pace vs. disagio), è un indicatore importante. Testare la coerenza dei messaggi nel tempo e la loro aderenza a principi di amore e libertà è il modo migliore per validare la connessione.

Questa attitudine al discernimento e alla verifica non è solo una pratica personale, ma costituisce il fondamento dell’etica professionale che distingue un medium affidabile.

Punti chiave da ricordare

  • La ricerca moderna sulla medianità si basa su protocolli scientifici (es. triplo cieco) per verificare l’accuratezza delle informazioni, superando il semplice dibattito fede vs. scetticismo.
  • La “medianità evidenziale” si distingue per la sua attenzione ai dati concreti e verificabili (nomi, luoghi, eventi specifici), piuttosto che a messaggi emotivi generici.
  • La gestione della sensibilità attraverso tecniche di “igiene psichica” e grounding è fondamentale per integrare questa facoltà in una vita normale e prevenire il sovraccarico.

Etica e tecnica: cosa distingue un medium professionista da un semplice sensitivo amatoriale?

Nell’esplorare il mondo della medianità, la distinzione tra un praticante amatoriale e un professionista serio non risiede tanto nell’intensità della facoltà, quanto nell’applicazione di un rigoroso codice etico e di una tecnica consolidata. Molte persone possiedono una sensibilità innata; secondo le ricerche, circa il 71% delle persone con capacità medianiche non aveva alcuna conoscenza pregressa dello spiritismo prima delle loro esperienze. Questa mancanza di formazione può portare a pratiche ingenue o, nei casi peggiori, dannose per sé e per gli altri. Un professionista, al contrario, ha investito anni nello studio, nella pratica controllata e, soprattutto, nella definizione di confini chiari.

Un medium etico non si propone mai come un guru o un oracolo infallibile. Il suo ruolo è quello di essere un “ponte” e un traduttore, facilitando una comunicazione che porti conforto, chiarezza e guarigione. La sua priorità assoluta è il benessere e l’autonomia del consultante. Questo si traduce in una serie di regole deontologiche precise, che servono a proteggere chi si rivolge a lui in un momento di vulnerabilità.

Il Codice Deontologico della Medianità Evidenziale secondo il GRIM

Associazioni come il GRIM hanno sviluppato standard professionali chiari per garantire l’integrità della pratica. Un medium che aderisce a tali standard si impegna a: 1. Non creare dipendenza: Incoraggia il consultante a elaborare il lutto e a trovare la propria forza interiore, limitando la frequenza dei contatti. 2. Garantire onestà: Interrompe la seduta (spesso senza addebitare costi) se la connessione non si stabilisce chiaramente entro un tempo ragionevole. 3. Riconoscere i propri limiti: Indirizza il consultante a professionisti della salute mentale (psicologi, psicoterapeuti) quando emergono problematiche che esulano dalla sua competenza. 4. Operare con trasparenza: Offre la registrazione integrale della seduta al consultante, permettendogli di riascoltare e verificare le informazioni a mente fredda. 5. Rispettare il tempo: Dedica un tempo adeguato a ogni consulto (solitamente 40-45 minuti) per permettere un contatto approfondito, evitando sedute frettolose.

La tecnica è l’altra faccia della medaglia. Un professionista padroneggia le tecniche di grounding e di gestione energetica, sa come interpretare informazioni simboliche e, soprattutto, si sottopone a una formazione continua e a verifiche periodiche delle proprie capacità, spesso attraverso test in cieco. Scegliere un medium significa quindi cercare non solo una persona dotata, ma un professionista che operi con integrità, trasparenza e un profondo rispetto per il mondo spirituale e per quello umano.

Per orientarsi in questo campo, è indispensabile conoscere a fondo i principi etici e tecnici che definiscono un professionista affidabile, al fine di evitare esperienze deludenti o manipolatorie.

Per intraprendere un percorso di esplorazione della medianità, sia a livello personale che come consultante, il passo successivo consiste nell’adottare un approccio basato sul discernimento critico e sulla ricerca di operatori che aderiscano a standard professionali verificabili.

Scritto da Beatrice Gatti, Medium evidenziale e insegnante di parapsicologia formata presso l'Arthur Findlay College, con 20 anni di esperienza nella medianità e nell'interpretazione onirica. Specializzata in stati alterati di coscienza e sogni lucidi.