Lettore di tarocchi che contempla carte dei minori di Marsiglia con simboli geometrici puri senza illustrazioni
Pubblicato il Maggio 11, 2024

Contrariamente all’idea comune, l’assenza di scene illustrate negli Arcani Minori del Marsiglia non è un difetto, ma la chiave della sua superiorità per un’analisi strutturale.

  • Il mazzo funziona come un’architettura logica basata su numerologia e geometria, non su interpretazioni narrative emotive.
  • La sua “grammatica visiva” (colori, sguardi, direzioni) segue regole precise che, una volta comprese, offrono una lettura più profonda e rigorosa.

Raccomandazione: Approcciare il Marsiglia non come un libro di storie, ma come una mappa geometrica della coscienza per sbloccarne il vero potenziale analitico.

Nel vasto universo della cartomanzia, la scelta del mazzo di Tarocchi è il primo, fondamentale passo. Per chi si avvicina a questa disciplina, l’attrazione verso mazzi moderni come il Rider-Waite-Smith (RWS) è quasi istintiva. Le sue carte, in particolare gli Arcani Minori, sono riccamente illustrate con scene di vita, personaggi ed emozioni, offrendo un appiglio narrativo immediato e rassicurante. Sembrano parlare una lingua universale, rendendo l’interpretazione apparentemente più semplice e accessibile. Questa facilità, tuttavia, è vista da molti puristi e studiosi non come un vantaggio, ma come un velo che nasconde la vera essenza dei Tarocchi.

Questi tradizionalisti si rivolgono con riverenza al mazzo di Marsiglia, un sistema più antico e, a prima vista, più austero. Qui, un Quattro di Bastoni è semplicemente quattro bastoni incrociati; un Sette di Denari è sette monete disposte secondo uno schema geometrico. Non ci sono feste, lamenti o mercanti. Ma se la vera chiave di lettura non risiedesse nella narrazione figurativa, bensì in una forma di conoscenza più astratta e strutturale? E se l’assenza di immagini fosse, in realtà, una precisa scelta filosofica che costringe il lettore a un livello di comprensione superiore?

Questo articolo esplora le ragioni profonde di questa preferenza, svelando come l’architettura simbolica del mazzo di Marsiglia lo trasformi da semplice strumento divinatorio a una complessa “macchina per pensare”. Analizzeremo la sua grammatica visiva, la potenza dell’astrazione numerologica e l’integrità storica che lo rendono, per il purista, l’unico, vero strumento per dialogare con gli archetipi nella loro forma più pura e potente.

Per comprendere appieno questa prospettiva rigorosa, esploreremo in dettaglio gli elementi che definiscono la struttura unica del mazzo di Marsiglia. Il percorso che segue è un’immersione nella logica che governa questo antico sistema di conoscenza.

Perché il blu e il rosso si alternano in modo specifico nei vestiti dei personaggi di Marsiglia?

L’apparente semplicità cromatica del Tarocco di Marsiglia nasconde una grammatica visiva complessa e deliberata. I colori primari, in particolare il rosso e il blu, non sono scelte decorative, ma veicoli di significato che descrivono la natura delle energie in gioco. Il rosso è universalmente associato all’azione, all’energia attiva, al maschile, al sangue e alla materia. È la forza che agisce nel mondo, che spinge e che manifesta. Al contrario, il blu rappresenta la passività, la ricettività, il femminile, lo spirito e l’interiorità. È l’energia che accoglie, che riflette e che contempla. L’alternanza di questi due colori nei vestiti e negli oggetti delle figure non è casuale, ma descrive un dialogo costante tra queste due polarità fondamentali.

Quando un personaggio indossa abiti rossi e blu, come l’Imperatore o il Papa, la loro disposizione rivela la sua funzione. Se il rosso è esterno (mantello) e il blu interno (veste), l’archetipo esprime un’azione nel mondo che scaturisce da una saggezza interiore. Se la disposizione è invertita, l’enfasi è sulla spiritualità che si manifesta attivamente. Osservare dove e come questi colori sono posizionati è il primo passo per decodificare la funzione di un Arcano. Questa logica cromatica è uno dei pilastri dell’integrità storica che i restauri più fedeli cercano di preservare. Infatti, il dibattito su quale sia il mazzo “autentico” si concentra spesso sulla correttezza di queste sfumature, considerate essenziali per il corretto funzionamento della macchina simbolica.

Il lavoro di recupero intrapreso da figure come Philippe Camoin e Alejandro Jodorowsky si è basato proprio sulla convinzione che secoli di riproduzioni avessero eroso questi codici. Il loro restauro mirava a recuperare i concetti esoterici e filosofici originali, dove il colore è un linguaggio. Tuttavia, la loro versione si è distinta nettamente dai mazzi storici come il Conver, portando a un’ulteriore discussione su cosa significhi “fedeltà” alla tradizione.

In definitiva, i colori non illustrano una storia, ma espongono una formula energetica. Il purista non cerca un’emozione, ma la comprensione di questa dinamica strutturale che anima ogni carta.

Come interpretare un 4 di Bastoni che mostra solo 4 bastoni senza scenette disegnate?

L’approccio purista all’interpretazione degli Arcani Minori non illustrati del Marsiglia si fonda su un principio chiave: l’astrazione numerologica. Laddove il neofita vede un’assenza di significato, lo studioso riconosce una forma di espressione più pura e potente, libera dalle contaminazioni di una narrazione specifica. Un 4 di Bastoni non rappresenta una “festa di matrimonio” o un “ritorno a casa”, come nel mazzo RWS. Rappresenta l’essenza stessa del numero 4 applicata all’elemento dei Bastoni (Fuoco/Energia). Il 4 è il numero della stabilità, della struttura, della materia, della realizzazione concreta. I Bastoni sono l’energia vitale, la creatività, l’azione. La loro combinazione genera quindi il concetto di “energia stabilizzata”, “progetto consolidato”, “struttura creativa”.

L’interpretazione non si ferma qui. La disposizione geometrica dei simboli sulla carta agisce come un mandala proiettivo. Nel 4 di Bastoni, i bastoni si incrociano al centro, creando un quadrato o un rombo. Questo schema evoca un perimetro, una base sicura, una fondazione. La lettura diventa un esercizio di logica strutturale: si parte dal numero, si aggiunge l’elemento del seme e si contempla la forma geometrica risultante. Questo metodo costringe a un pensiero sistemico, trasformando la lettura in un’analisi architettonica piuttosto che in un’interpretazione letteraria. L’assenza di figure umane è un vantaggio, perché impedisce al lettore di proiettare emozioni passeggere e lo obbliga a confrontarsi con la struttura archetipica nuda e cruda.

Carta del 4 di Bastoni di Marsiglia con disposizione geometrica dei bastoni vista attraverso una lente d'ingrandimento

Questo approccio richiede disciplina ma offre una precisione ineguagliabile. Invece di dipendere da una singola scena illustrata, il lettore impara una formula universale (Numero + Seme + Geometria) che può essere applicata a qualsiasi carta minore. È un metodo che privilegia l’intelletto e l’intuizione strutturale rispetto all’empatia emotiva.

Guida pratica: decodificare la geometria degli Arcani Minori

  1. Identificare il numero della carta (1-10) e il suo significato numerologico base.
  2. Riconoscere il seme (Bastoni, Spade, Coppe, Denari) e la sua energia elementale associata (Fuoco, Aria, Acqua, Terra).
  3. Combinare il significato del numero con la qualità dell’elemento per ottenere l’interpretazione concettuale di base.
  4. Osservare la disposizione geometrica dei simboli sulla carta: è simmetrica? Crea tensione? Apre o chiude lo spazio?
  5. A differenza dei Tarocchi Rider-Waite, gli Arcani Minori nei Tarocchi di Marsiglia non presentano illustrazioni complesse, ma solo simboli numerici, rendendo il mazzo più astratto e richiedendo una maggiore interpretazione intuitiva basata sulla struttura.

Abbracciare questa “mancanza” significa quindi scegliere un percorso di rigore intellettuale, dove la soddisfazione deriva non dal riconoscere una storia, ma dal comprendere una legge universale.

Jodorowsky o Camoin: quale restauro del mazzo di Marsiglia è più fedele alla tradizione esoterica?

Il dibattito tra i mazzi restaurati da Alejandro Jodorowsky e Philippe Camoin è centrale per chiunque cerchi di avvicinarsi all’integrità storica del Tarocco di Marsiglia. Entrambi i progetti nascono dalla volontà di recuperare una versione del mazzo più vicina a un presunto originale perduto, ripulita da errori e omissioni accumulati nei secoli. Tuttavia, le loro filosofie e i risultati finali divergono significativamente, ponendo la domanda fondamentale: cosa significa “fedeltà”? Come raccontato da Philippe Camoin, fu Jodorowsky a proporgli di collaborare per creare un mazzo che fosse una “macchina metafisica” e che correggesse gli errori degli antenati, andando oltre la semplice riproduzione.

Alejandro Jodorowsky suggerì di ridefinire un mazzo di Tarocchi di Marsiglia che permetterebbe di mostrare al pubblico che si trattava veramente di un insegnamento serio ed autentico. Gli disse che doveva fare meglio dei suoi antenati e correggere gli errori che erano stati fatti nei mazzi di tarocchi antichi.

– Philippe Camoin, Camoin Pro – Storia del restauro

L’approccio di Jodorowsky è legato alla sua filosofia della Psicomagia. Per lui, il Tarocco è uno strumento terapeutico e di evoluzione spirituale. Il suo restauro, quindi, non è solo conservativo: arricchisce il mazzo con nuovi simboli e codici, intensifica i colori per un maggiore impatto psicologico e mira a creare una “tradizione vivente”. La sua è un’opera di evoluzione, non di mera archeologia. D’altro canto, Philippe Camoin, erede della storica casa editrice di carte marsigliese, ha un approccio che definisce più “archeologico”. Il suo obiettivo è la ricostruzione scientifica del mazzo originale basandosi sul confronto di decine di versioni storiche, in particolare quelle del XVIII secolo, per ritrovare i colori e i simboli esatti della tradizione.

La scelta tra i due mazzi dipende quindi dall’intento del lettore. Non esiste una risposta assoluta su quale sia “più fedele”, poiché definiscono la fedeltà in modi diversi. Il confronto seguente chiarisce le loro diverse filosofie.

Confronto tra i restauri Jodorowsky e Camoin
Aspetto Approccio Jodorowsky Approccio Camoin
Filosofia Psicomagia e strumento terapeutico Archeologia del Tarocco
Metodo Creazione di una ‘macchina metafisica’ Ricostruzione dell’originale perduto
Simboli Arricchimento con nuovi codici esoterici Fedeltà ai mazzi storici del XVIII secolo
Colori Intensificazione per impatto psicologico Restauro dei colori tradizionali
Scopo Evoluzione della tradizione vivente Preservazione storica

Il purista, in genere, potrebbe inclinare verso l’approccio che privilegia la coerenza storica e strutturale, ma la verità è che entrambi i mazzi hanno contribuito a riaffermare la profondità e la serietà del sistema marsigliese.

L’errore di applicare significati moderni anglosassoni a un mazzo medievale latino

Uno degli errori più comuni commessi da chi passa da un mazzo RWS a uno di Marsiglia è tentare di applicare meccanicamente gli stessi significati. Questo approccio è fallimentare perché ignora le profonde differenze culturali, filosofiche e strutturali che separano i due sistemi. Il mazzo di Marsiglia è il prodotto di un contesto medievale e rinascimentale latino, intriso di numerologia pitagorica, alchimia e filosofia cristiana. Il sistema RWS, invece, è nato all’inizio del XX secolo in un contesto anglosassone, fortemente influenzato dall’Ordine Ermetico della Golden Dawn, che ha introdotto modifiche strutturali significative.

La modifica più celebre è l’inversione degli Arcani VIII e XI. Nel Marsiglia e in tutta la tradizione latina, La Giustizia è la carta numero 8 e La Forza è la 11. La Giustizia (8) rappresenta l’equilibrio perfetto, il centro del primo decimale degli Arcani, mentre la Forza (11) apre il secondo decimale, rappresentando il superamento della ragione con l’istinto domato. La Golden Dawn invertì queste carte per farle corrispondere a specifiche attribuzioni astrologiche cabalistiche (Leone per la Forza, Bilancia per la Giustizia). Sebbene questa modifica abbia una sua logica interna al sistema RWS, essa rompe l’architettura numerologica originale del Tarocco di Marsiglia. Come evidenziato da molte ricerche comparative, le carte di Giustizia e Forza sono rispettivamente il numero 8 e 11 nei tarocchi di Marsiglia, mentre nei Rider-Waite sono invertite.

Carte di corte dei Tarocchi di Marsiglia disposte in sequenza mostrando la progressione gerarchica medievale

Questa non è l’unica differenza. Le carte di corte del Marsiglia (Fante, Cavaliere, Regina, Re) riflettono una chiara gerarchia sociale medievale e una progressione di maestria nell’elemento del seme. L’interpretazione RWS, spesso più psicologica, può offuscare questa funzione strutturale. Applicare significati moderni a un mazzo antico è come cercare di leggere un testo latino con un dizionario inglese: si possono cogliere alcune parole, ma la grammatica e il senso profondo andranno persi. Il Tarocco di Marsiglia è considerato un modello ‘puro’ proprio perché meno contaminato da sincretismi successivi.

Il purista sceglie il Marsiglia non per snobismo, ma per un desiderio di attingere alla fonte, di lavorare con un sistema la cui logica interna è rimasta più coerente con le sue origini filosofiche.

Verso dove guarda il Matto nel mazzo Marsiglia e perché è diverso dagli altri mazzi?

Il Matto (Le Mat) è forse la carta più enigmatica e fondamentale dell’intero mazzo di Marsiglia. La sua peculiarità inizia dalla sua posizione: è l’unica carta degli Arcani Maggiori a non avere un numero, a essere “fuori sistema”. Questo lo definisce come un’energia primordiale, caotica e libera, che può entrare e uscire dalla struttura ordinata dei 21 Trionfi numerati. La sua direzione è un altro elemento chiave della grammatica visiva del mazzo. Nel Marsiglia, il Matto cammina risolutamente verso destra, ma il suo sguardo è rivolto all’indietro, verso sinistra, da dove proviene. Questa postura crea una tensione dinamica: il corpo avanza verso il futuro e l’ignoto, mentre la mente (lo sguardo) è ancora legata al passato, alle origini, o forse contempla il percorso già fatto.

Questa direzione è significativa se considerata nel contesto della stesa delle carte, che tradizionalmente avviene da destra a sinistra nella cultura latina. Il Matto si muove quindi “controcorrente” rispetto al flusso della lettura, rappresentando un’energia che irrompe, che sconvolge l’ordine, che porta un elemento imprevedibile. Come descritto da antiche interpretazioni, “‘Un giovane uomo, sorretto dal suo bastone e con un fagotto sulle spalle camina a passo deciso… Indica la strada verso la conoscenza’”. Il Matto non è uno sprovveduto, ma un pellegrino, un mistico in cammino.

Questa rappresentazione differisce notevolmente da quella di molti mazzi moderni, in particolare il RWS. Nel mazzo di Pamela Colman Smith, il Matto (The Fool) guarda verso l’alto e in avanti, con un’aria sognante, un passo leggero che lo porta verso un precipizio. L’enfasi è sulla fede cieca, sull’innocenza e sul potenziale spirituale. Il Matto di Marsiglia, invece, ha i piedi ben piantati a terra. Il suo è un viaggio esistenziale, non puramente spirituale. È l’energia del caos che si fa strada nel mondo materiale, la pulsione che ci spinge ad andare avanti nonostante tutto. La sua analisi richiede un approccio strutturale e non meramente narrativo.

Checklist: analisi dello sguardo del Matto di Marsiglia

  1. Identificare la direzione del corpo (verso destra, il futuro) e quella dello sguardo (verso sinistra, il passato).
  2. Notare l’assenza di numerazione, che lo colloca al di fuori della sequenza ordinata dei Trionfi (gli Arcani Maggiori).
  3. Osservare il suo movimento, spesso interpretato come “controcorrente” rispetto al senso di lettura tradizionale.
  4. Interpretare questa tensione come l’energia del caos creativo o della libertà incondizionata che entra nell’ordine costituito.
  5. Confrontare con la versione RWS, dove lo sguardo verso l’alto suggerisce un viaggio più spirituale e meno radicato nell’esperienza terrena.

Il Matto di Marsiglia non è un ingenuo che rischia di cadere, ma un viandante consapevole della strada percorsa, che porta con sé l’essenziale per continuare il suo cammino senza fine.

Perché le tecniche divinatorie antiche sopravvivono nell’era digitale?

In un’epoca dominata dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale e dalla ricerca di risposte immediate e basate sui dati, la persistenza di pratiche antiche come la lettura dei Tarocchi di Marsiglia può sembrare un paradosso. Tuttavia, la loro sopravvivenza non è dovuta a un semplice attaccamento nostalgico, ma al fatto che rispondono a un bisogno umano che la tecnologia non può soddisfare: la ricerca di significato e di dialogo con il proprio inconscio. Il Tarocco di Marsiglia, in particolare nella sua accezione purista, non è uno strumento per “predire il futuro”, ma uno specchio dell’anima, un sistema simbolico per mappare il presente. Come afferma l’esperta Valentina Marra, “Alla tarologia, questo il termine che indica lo studio e la lettura dei Tarocchi di Marsiglia, interessa il presente e non il futuro!”.

Questa visione sposta l’attenzione dalla divinazione alla conoscenza di sé. L’era digitale ci sommerge di informazioni, ma spesso ci lascia privi di strumenti per ordinarle e dar loro un senso personale. L’architettura simbolica del Marsiglia offre proprio questo: una struttura, una mappa per navigare la complessità interiore. La sua natura astratta e geometrica stimola il pensiero analogico e l’intuizione, attivando parti della nostra mente che l’analisi logica e digitale lascia sopite. Non si cerca una risposta “sì/no”, ma una nuova prospettiva, una comprensione più profonda di una situazione.

La sua resilienza è anche legata alla sua consolidata integrità storica. Il mazzo che conosciamo oggi come “di Marsiglia” è in gran parte basato sulla versione incisa da Nicolas Conver nel 1760. Questo mazzo fu poi ripreso nel XX secolo dall’occultista Paul Marteau, che ne fece il punto di riferimento per gli studiosi. Oggi, secondo le analisi del Centro Mosaica, i Tarocchi Marsigliesi rimangono uno dei mazzi più diffusi al mondo, proprio perché rappresentano un canone stabile e affidabile in un mercato inondato di mazzi effimeri e tematici.

Nell’era dell’informazione, il Tarocco di Marsiglia non offre più dati, ma qualcosa di più prezioso: la saggezza per interpretarli.

Nome o Data di Nascita: quale calcolo rivela la tua personalità e quale il tuo destino?

Il legame tra i Tarocchi di Marsiglia e la numerologia è profondo e inscindibile. L’architettura numerologica del mazzo non è casuale; ogni Arcano Maggiore, dall’1 (Il Bagatto) al 21 (Il Mondo), rappresenta una tappa di un percorso iniziatico e un archetipo con una precisa valenza numerica. Per il purista, questa struttura permette di creare un ponte diretto tra il sistema dei Tarocchi e l’identità numerologica di una persona, calcolata a partire dal nome e dalla data di nascita. Questi due calcoli, tuttavia, non rivelano la stessa cosa: distinguono tra il percorso di vita (destino) e gli strumenti a disposizione (personalità).

Il calcolo derivato dalla data di nascita è considerato quello che rivela l’Arcano del Destino o del “Cammino di Vita”. Si ottiene sommando giorno, mese e anno di nascita e riducendo il risultato a un numero compreso tra 1 e 22 tramite la riduzione teosofica (es. 23 diventa 2+3=5). Se il risultato è superiore a 22, si sommano le cifre. Questa carta rappresenta la lezione fondamentale che siamo venuti a imparare in questa vita, la direzione principale del nostro percorso evolutivo. È un’energia fissa, un “compito” assegnato alla nascita che ci accompagnerà sempre.

Il calcolo basato sul nome e cognome, invece, rivela l’Arcano della Personalità o degli “Strumenti”. A ogni lettera dell’alfabeto viene associato un numero (secondo tabelle come quella pitagorica), si sommano i valori numerici di tutte le lettere e si riduce il risultato. Questa carta rappresenta le qualità innate, i talenti, le risorse e il modo in cui ci presentiamo al mondo. A differenza dell’Arcano del Destino, quello della Personalità può subire variazioni: un cambiamento di cognome, l’uso di un soprannome o una firma diversa possono modificare le energie a nostra disposizione, riflettendo un’evoluzione della nostra identità pubblica.

In questo modo, i Tarocchi di Marsiglia trascendono la semplice lettura di carte per diventare una mappa personalizzata dell’anima, dove destino e personalità dialogano attraverso il linguaggio universale dei numeri.

Da ricordare

  • La forza del Marsiglia risiede nella sua architettura logica (numeri, colori, geometria), non in illustrazioni narrative.
  • Interpretare gli Arcani Minori richiede un metodo basato sulla combinazione di numero, seme e schema geometrico.
  • La fedeltà storica e la coerenza strutturale del sistema Marsiglia lo distinguono dalle interpretazioni psicologiche dei mazzi moderni.

Perché il mazzo Rider-Waite-Smith ha rivoluzionato il mondo dei Tarocchi rendendoli accessibili a tutti?

Non si può comprendere appieno la scelta purista per il Marsiglia senza riconoscere l’enorme impatto e la rivoluzione portata dal mazzo Rider-Waite-Smith (RWS) nel 1909. La sua innovazione principale, quella che lo ha reso il mazzo più popolare al mondo, è stata una scelta radicale: illustrare integralmente i 78 Arcani, inclusi i Minori. Mentre i Tarocchi di Marsiglia nascono circa nel 1700, l’approccio del RWS è decisamente moderno. L’artista Pamela Colman Smith, sotto la guida di Arthur E. Waite, ha creato delle vere e proprie scene per ogni carta numerale. Un Tre di Spade non era più solo tre spade, ma una figura di un cuore trafitto da tre lame sotto una pioggia battente, un’immagine che evoca immediatamente dolore e strazio.

Questa scelta ha reso i Tarocchi improvvisamente accessibili a un pubblico vastissimo. Non era più necessario studiare la numerologia o la geometria simbolica; bastava guardare la carta e lasciarsi guidare dalla scena rappresentata. Come sottolineato in molte analisi, le illustrazioni e le raffigurazioni di ogni arcano sono molto più dettagliate rispetto ai tarocchi di Marsiglia, e la presenza di attività quotidiane nei minori rende il mazzo RWS il più semplice da leggere per chi è alle prime armi. Questa “democratizzazione” ha avuto il merito di diffondere l’interesse per i Tarocchi su scala globale, trasformandoli da oggetto di studio per iniziati a strumento di introspezione popolare.

Tuttavia, è proprio questa accessibilità a rappresentare, per il purista, il suo più grande limite. La narrazione visiva, per quanto evocativa, fissa l’interpretazione su un’unica scena, limitando la gamma di significati possibili. L’astrazione del Marsiglia, al contrario, mantiene il potenziale della carta aperto e polisemico. L’approccio RWS è più psicologico ed emotivo, mentre quello del Marsiglia è più strutturale e archetipico. Il RWS racconta una storia; il Marsiglia espone una formula. La rivoluzione del RWS è stata quella di rendere i Tarocchi facili da “sentire”, ma così facendo ha, secondo i tradizionalisti, sacrificato la disciplina necessaria per “capire” la loro profonda architettura interna.

In definitiva, scegliere il mazzo di Marsiglia non significa rifiutare l’innovazione, ma decidere consapevolmente di privilegiare la struttura sulla narrazione, la logica sull’emozione e lo studio rigoroso sulla comprensione immediata. È un invito a imparare la grammatica di un linguaggio antico piuttosto che accontentarsi di un frasario turistico.

Scritto da Elena Visconti, Psicologa clinica specializzata in archetipi junghiani e Tarologa evolutiva con 12 anni di esperienza nell'unire terapia e simbolismo. Fondatrice di un metodo integrato che utilizza i Tarocchi come strumento proiettivo per l'indagine dell'inconscio.